30.
Antonio Grifo
Rime

1490-1500
miniato da Primo Maestro del Canzoniere Grifo, Secondo Maestro del Canzoniere Grifo pergamenaceo; 256 × 158 mm; 410 cc.
Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, cod. It. z. 64 (=4824)

Il ricco canzoniere del poeta veneziano Antonio Grifo, vissuto tra la metà del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento prestando servizio presso importanti corti milanesi e venete, raccoglie più di 900 componimenti di marcato gusto petrarchesco scritti dall’autore in tempi diversi e suddivisi, all’interno del codice, in due sezioni aperte entrambe da una miniatura (Frasso 1990, pp. 40-57). Il raffinato frontespizio alla c. 233r, che introduce alla seconda parte del canzoniere, è costituito da un elegante fregio a candelabre in bronzo dorato su fondo blu disposto sui quattro lati del foglio, molto vicino alla cornice miniata da Bordon nel Luciano di Vienna (cat. 19) ma arricchito da mascheroni “all’antica” nella parte superiore. La pagina mostra inoltre una scena allegorica dipinta sopra il testo e un medaglione raffigurante centauri e ninfe in un paesaggio lacustre nella parte inferiore del fregio. La miniatura allegorica, nota comunemente come Trionfo di Venere, rappresenta una complessa scena di sapore neoplatonico che vede come protagonista Venere, raffigurata nuda in equilibrio su una sfera di cristallo mentre sorregge Cupido con il braccio destro e indica il cielo con la mano sinistra. Accanto alla dea, esaltata quale esempio di bellezza e fecondità, campeggiano altri personaggi identificabili, da sinistra a destra, in Mercurio, Tolomeo, Marte e Adone, emblemi, secondo Giordana Mariani Canova, della vita attiva, contemplativa, bellicosa e istintiva (Mariani Canova 1990, pp. 191-192).

La decorazione della pagina, datata comunemente agli anni novanta del Quattrocento (Mariani Canova 1990, pp. 195-198; Marcon 1994, p. 120), è stata da tempo attribuita al Secondo Maestro del Canzoniere Grifo, un anonimo miniatore così denominato perché l’illustrazione di sua mano appare per seconda nel manoscritto marciano (la prima, alla c. 1r, è attribuita a un altro maestro denominato per l’appunto Primo Maestro del Canzoniere Grifo) (Guest 2008a). Stilisticamente vicina al linguaggio cimesco espresso da Bordon nel Luciano di Vienna (cat. 19), come dimostrano i colori limpidi e la delicata luminosità che pervade le figure e il paesaggio, la miniatura allegorica rivela interessanti assonanze con le xilografie dell’ovidio giuntino (cat. 31) e dell’Hypnerotomachia Poliphili (cat. 28) al punto da supporre il coinvolgimento dello stesso maestro nella realizzazione dei disegni per alcune incisioni dei due testi (Szépe 1997, p. 44): non solo Venere corrisponde ai nudi femminili che appaiono in molte immagini dell’ovidio e del Polifilo, ma anche le pose e i costumi degli altri personaggi permettono serrati confronti con tali illustrazioni. Si veda ad esempio la figura di Marte in armatura raffigurato di profilo mentre si appoggia alla sua arma, paragonabile al guerriero alla c. k8v dell’Hypnerotomachia, o la figura di Adone il cui vestito a doppia cintura corrisponde, tra gli altri, a quello di Apollo alla c. g1v delle Metamorfosi volgarizzate.

Giulio Pesavento