31.
Giovanni dei Bonsignori
Ovidio Metamorphoseos vulgare

Venezia, Giovanni Rosso da Vercelli per Lucantonio Giunta, IV 1497, 2°
su disegno di diversi maestri tra cui Benedetto Bordon (?) e il Secondo Maestro del Grifo (?); incisione di Jacopo da Strasburgo e altri maestri
Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Inc. Ven. 578

L’incunabolo marciano è aperto alla c. lxxxixr (m1r) in cui una vignetta, strutturata in diversi nuclei narrativi, raffigura la vicenda di Mirra e del figlio Adone: a sinistra il padre di Mirra, Cinira, dopo aver scoperto di essersi unito incestuosamente a sua figlia mediante un inganno, la minaccia con la spada; al centro Mirra, tramutata nell’omonimo albero, dà alla luce il piccolo Adone assistita dalla dea Lucina e da altre fanciulle; a destra l’adulto Adone amoreggia con Venere sotto le fronde di un albero mentre sullo sfondo è raffigurato il tragico epilogo della vicenda: il giovane viene ucciso da un cinghiale e Venere si precipita in volo verso di lui. L’Ovidio Metamorphoseos vulgare del 1497 è la prima edizione illustrata delle Metamorfosi stampata in Italia. Essa riporta la trasposizione in volgare dell’opera ovidiana realizzata tra il 1375 e il 1377 da Giovanni dei Bonsignori, a sua volta basata non sull’originale latino, ma sulla parafrasi esegetica redatta dal professore bolognese Giovanni del Virgilio nel 1322-1323 a scopo didattico (Guthmüller 2008). Al successo di questa edizione, lontana dagli intenti umanistici e filologici di Aldo e per questo rivolta a un pubblico non accademico, contribuirono senz’altro le cinquantadue xilografie utilizzate per illustrare i miti ovidiani, alcune delle quali firmate dal monogramma «ia» e altre dalla lettera «N». Queste immagini, spesso paragonate a quelle dell’Hypnerotomachia Poliphili (cat. 28), sono da tempo considerate tra i più alti raggiungimenti dello stile cosiddetto “classico” in relazione all’aspetto delle figure «vicine agli antichi e al loro ideale dell’uomo bello e armonicamente composto» (Henkel 1930, p. 65). Sulla paternità delle illustrazioni si sono susseguite nel tempo diverse proposte, tuttavia sembra plausibile attribuire il disegno delle xilografie a un gruppo di maestranze vicine stilisticamente a Benedetto Bordon e al Secondo Maestro del Grifo (senza escludere l’intervento diretto dei due miniatori), mentre piuttosto certo risulta il coinvolgimento di Jacopo da Strasburgo (Jacobus Argentoratensis) come intagliatore del le immagini recanti la firma «ia», visibile nell’illustrazione esposta. In essa è inoltre presente un dettaglio che rafforza l’attribuzione dei disegni delle xilografie a Bordon e alla sua bottega: si tratta della posizione di Cinira con il braccio alzato che si ripete non solo nella figura di Giovenale che scaccia i vizi miniata da Bordon nell’esemplare di Manchester presente in mostra (cat. 41), ma anche nell’illustrazione raffigurante Polifilo e Polia cacciati dal tempio di Diana alla c. C6r dell’Hypnerotomachia (cat. 28) suggerendo la possibilità che uno stesso disegno base, realizzato forse da Bordon (Armstrong 2008c, p. 54), sia servito da modello per le tre illustrazioni.

Repertori: istc, io00185000.

Giulio Pesavento