32.
Scriptores astronomici veteres

Venezia, Aldo Manuzio, VI e [17] x 1499, 2°
Windsor, The Provost and Fellows of Eton College, Co.2.03

Nelle pagine di apertura dell’incunabolo si osservano due delle trentotto xilografie relative alle costellazioni e ai pianeti descritti nei Phaenomena di Arato, il cui testo, assieme agli scritti astronomici di Materno, Manilio e Proclo, è contenuto nell’aldina (Dionisotti 1968, pp. 5-6). A sinistra (c. H6v) l’immagine di un guerriero con clava e scudo viene utilizzata quale raffigurazione di Perseo, mitico figlio di Giove e Danae trasformato in costellazione dopo la sua morte; a destra (c. H7r) la raffigurazione di sette giovani donne allude alle Pleiadi, figlie di Atlante e Pleione della cui trasfigurazione in stelle le fonti letterarie antiche offrono differenti versioni. L’immagine di Perseo, come la maggior parte delle illustrazioni dell’Arato, è un’immagine di reimpiego e corrisponde a quella utilizzata undici anni prima da Antonio de Strata (Avieno, Arati Phaenomena, Venezia 25 ottobre 1488, c. h5r e c. k3r) e da Tommaso de Blavis (Igino, Poetica Astronomica, Venezia 7 giungo 1488, c. e8r) mentre la raffigurazione delle Pleiadi costituisce una delle cinque nuove xilografie create ex novo per questa edizione (Draco a c. G3v, Boote a c. G6v, Triangolo a c. H4v, Pleiadi a c. H7r e Oceano a c. I5v). Le differenze stilistiche tra le due immagini sono evidenti: di fronte alla rigidità caratterizzante la figura di Perseo, dalle linee vivaci e spezzate tipiche dello stile “popolare”, le Pleiadi mostrano un disegno nitido che restituisce l’idea della monumentalità e della spazialità, in linea con il cosiddetto stile “classico” che le accomuna alle illustrazioni dell’Ovidio Metamorphoseos vulgare (cat. 31) e dell’Hypnerotomachia Poliphili (cat. 28). Concepite come giovani donne a braccetto dal loro esecutore, il quale non realizza nemmeno le forme stilizzate delle stelle attorno a cui viene costruita l’immagine dei personaggi (come si osserva invece nel caso di Perseo), le Pleiadi si avvicinano a tal punto alle figure femminili dell’Hypnerotomachia che Essling, significativamente, credette di riconoscere l’utilizzo dello stesso legno in entrambi i testi (Essling 1901-1914, I, 1908, p. 457, n. 1186). Nonostante la minor precisione notata da alcuni studiosi nell’incisione dell’Arato rispetto a quelle del Polifilo, da attribuire forse all’intervento di un intagliatore meno esperto, il disegno alla base potrebbe essere stato eseguito dalle stesse maestranze, vicine al linguaggio di Benedetto Bordon (cfr. Szépe 1992, pp. 155-157).

Repertori: istc, if00191000; Renouard 1834, p. 23, n. 6; Scapecchi 2013, p. XXII, n. 35.

Giulio Pesavento