33.
Virgilio
Opera

copiato da Giuliano Ceci; rubricato da Bartolomeo Sanvito
1499-1502 circa
pergamenaceo; 167 × 105 mm circa; 348 cc.
Londra, The British Library, Additional MS. 11355

Il confronto tra la Cerere nell’iniziale delle Georgiche in questo Virgilio tascabile e la sua immagine speculare nell’Hypnerotomachia Poliphili (f. m5r; cat. 28) svela l’indubbia relazione tra la decorazione miniata del manoscritto e le xilografie dell’edizione aldina, relazione confermata pure dal Priapo rappresentato con falce e grande fallo sia nella stampa (f. m6r) che nel manoscritto (c. 329r, incipit dei Carmina priapea). Il miniatore del Virgilio opera chiaramente nello stesso ambiente di Benedetto Bordon, del cosiddetto Secondo Maestro del Canzoniere Grifo (o Maestro del Trionfo di Venere) e degli intagliatori di Aldo Manuzio (un unico artista intaglia Cerere e Priapo stampati su pagine contigue). Nel manoscritto, la vignetta rappresentante Titiro e Melibeo all’inizio delle Bucoliche (c. 1r), il fregio della battaglia a grisaille nell’iniziale dell’Eneide (c. 79r) e il volto barbuto di Priapo, sono avvicinabili allo stile di Bordon, mentre la tecnica pittorica del dio campestre è simile al fare dell’anonimo maestro. L’attribuzione delle miniature rimane dunque ancora incerta (Bauer-Eberhardt 1994; Guest 2008a, p. 113 e nota 7; Guest 2008b, p. 86 e nota 33; H.K. Szépe, in questo catalogo).

Il testo in corsiva cancelleresca con influenze umanistiche è di mano di Giuliano Ceci (m. 1513), allievo di Pomponio Leto e canonico di San Giovanni in Laterano, mentre le rubriche in piccole capitali colorate sono di mano di Ceci e Bartolomeo Sanvito, come in un altro manoscritto firmato da Ceci (Val. lat. 5958; Vedere i classici 1996, n. 134; de la Mare, comunicazione privata, in Venier 2001, pp. 89, 94 nota 45; per Additional 11355 si vedano Wardrop 1963, p. 32, tav. 30; de la Mare, Nuvoloni 2009, pp. 343, 435 nota 9 [dove Ceci è erroneamente chiamato Cenci]). Nei versi di dedica (c. 328v), Ceci identifica il committente in Marco Beaziano (m. 1503), diplomatico veneziano da lui qualificato come segretario del Senato rendendo così possibile collocare la copia tra il 1499 e il 1502, quindi contemporanea o di poco posteriore al Polifilo aldino (dbi; Neff 1985, II, pp. 376-377). Sanvito, che fino al 1502 risedette tra Roma e Padova, fu forse l’anello di congiunzione tra il copista a Roma e il committente in Veneto. Pure in Veneto operò l’anonimo miniatore ed è intrigante che nel gennaio del 1515 Andrea Navagero in una sua lettera a Giovanni Battista Ramusio menzioni Bordon come il miniatore di un Virgilio (Cicogna 1853, p. 323). Navagero potrebbe riferirsi a un Virgilio a stampa, ma la tentazione di identificare il volume miniato da Bordon con questo manoscritto è forte, soprattutto in vista della grande amicizia tra Navagero e il figlio di Marco, quell’Agostino Beaziano (m. 1549) immortalato con lui nel ritratto di Raffaello (dbi; Venier 2001, p. 95; D. Gasparotto, in Pietro Bembo 2013, n. 4.16; H.K. Szépe, in questo catalogo).

Laura Nuvoloni, Helena K. Szépe