34.
Trionfo di Cesare

su disegno di Benedetto Bordon
xilografia; 286 × 425 mm
Londra, The British Museum, 1860,0414.148.1

La xilografia esposta è uno dei quattro fogli conservati al British Museum relativi al Triumphus Caesaris, una serie di dodici stampe conosciuta in tre diverse redazioni (Armstrong 2008b, pp. 5657). In queste incisioni, tra i più celebri esempi del cosiddetto “stile ombreggiato” (così definito in virtù del tratteggio a linee parallele che definisce il volume delle figure), è illustrato il corteo trionfale che accompagna Cesare verso il Colosseo, raffigurati rispettivamente nel penultimo e primo foglio della serie. La processione, concepita come un lungo fregio ininterrotto in cui si susseguono trombettieri, soldati “all’antica”, cavalli, elefanti, carri con trofei, fanciulle, prigionieri e musici, segue molto da vicino la descrizione del Trionfo di Scipio presente nel libro VIII dell’Historia Romana di Appiano (forse mediata dalla Roma Triumphans di Flavio Biondo) mentre alcuni dettagli del cavallo di Cesare sembrano riflettere il De Vita Caesarum di Svetonio (Massing 1977, pp. 45-46; Massing 1990, pp. 4-5). Tra le fonti iconografiche, anche se rielaborate in maniera originale, vanno annoverati senz’altro i Trionfi di Cesare dipinti da Andrea Mantegna per il Palazzo Ducale di Mantova (Massing 1977, p. 46; Massing 1990, pp. 5-7).

Attribuite a Benedetto Bordon (per i disegni) e a Jacopo da Strasburgo (per le incisioni) sulla base di alcune evidenze documentarie (un privilegio di stampa e un’iscrizione riportata su una xilografia perduta, cfr. Fulin 1882, pp. 154-155; von Heinecken 1786, pp. 123-124) le stampe del Trionfo costituiscono un caso esemplare della collaborazione tra i due maestri, sovente preso in considerazione per indagare ulteriori incursioni di Bordon nel mondo della xilografia. Esse infatti sono state spesso utilizzate come termine di paragone con le famose illustrazioni dell’Hypnerotomachia Poliphili (cat. 28) spingendo la critica a riconoscere anche in esse la mano del miniatore (Bauer-Eberhardt 1994, pp. 112-113). In particolare, le vignette raffiguranti i molteplici trionfi a cui assistono Polifilo e Polia nell’Hypnerotomachia, nonostante l’andamento dei cortei si muova in direzioni opposte, mostrano importanti analogie non solo nella disposizione dei personaggi su più piani paralleli, ma anche nel trattamento del terreno costellato di pietre, nelle pose di alcune figure (a volte quasi sovrapponibili) e nella definizione dei panneggi (Armstrong 2003, pp. 603-604).

Giulio Pesavento