44.
Bottega di Severo e Niccolò Calzetta da Ravenna
Cofanetto

1510-1530
bronzo con patina bruna, fusione; 9 × 20 × 12 cm
Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Museo Correr, inv. Cl XI, n. 847

Questo cofanetto reca sui lati lunghi un clipeo, formato da due cornucopie affrontate, con al centro una testa di Medusa, a sinistra e a destra della quale si trova un centauro con una ninfa seminuda sul dorso. In entrambi i lati corti la testa della Gorgone è ornata da ghirlande di fiori e frutti. Il coperchio presenta una cornice con motivo a palmette e volute, entro cui la figura mitologica, iscritta in una corona vegetale, separa due putti alati che innalzano nastri. Sul lato frontale è presente una serratura con chiave, forse posteriore alla creazione dell’oggetto. Il cofanetto è sorretto da quattro peducci a cipolla. Il cofanetto fungeva da custodia per strumenti da scrittoio e alcune lamelle interne in metallo suddividevano gli spazi per contenere i diversi oggetti: manufatti simili compaiono in due disegni attribuiti a Vittore Carpaccio raffiguranti l’interno di uno studiolo (Thornton 1997, p. 68 e p. 136). Il Trattato di scrittura di Sigismondo Fanti, pubblicato a Venezia nel 1514, spiega quali fossero «li instrumenti pertinenti al scriptore» (ed. 2013, cc. A6vA7r), e dunque probabilmente destinati a riempire il nostro cofanetto: le penne d’oca dovevano essere affilate con un piccolo coltello detto «temperapenne» (cc. A7r-A7v) ed era necessario possederne esemplari con punte diverse per ogni carattere grafico («cancelleresca, merchantesca e minuscola antiqua», cc. A7v-B1r). Tra gli oggetti dello scrittore c’erano poi riga, squadra e sesta per calcolare la distanza tra lettere e parole, come raffigurato nel trattato La vera arte delo excellente scrivere di Giovanni Antonio Tagliente (Venezia 1524, in Casamassima 1966, tav. XXVI).

Già attribuita a Donatello, Caradosso e Bramante, la cassetta fu ricondotta all’ambito veneto-padovano da John Pope-Hennessy (1965, pp. 133-134, n. 491), che la avvicinò alla figura di Severo Calzetta da Ravenna; più recentemente Jeremy Warren ha inserito questo tipo di produzione nell’alveo della bottega ravennate del Calzetta, per anni attiva grazie al figlio Niccolò (Warren 2001, p. 135 e K. Malatesta, in Rinascimento e passione per l’antico 2008, p. 388, n. 71). Si contano circa cinquanta esemplari di questo cofanetto, confrontati parzialmente da Pechstein (1968, n. 83) e da Avery (1998, pp. 104-107, n. 60), a dimostrazione di come l’oggetto fosse frutto di una produzione seriale che prevedeva lievi modifiche basate sul gusto e sulle esigenze del committente (Warren 2014, pp. 65-71, n. 16).

Giulia Zaccariotto