46.
Bottega di Severo e Niccolò Calzetta da Ravenna
Mostro marino

1510-1530
bronzo con patina naturale bruna, fusione; 11×25cm
Brescia, Civici Musei d’Arte e Storia, inv. 041

Il bronzetto raffigura un mostro marino con zampe anteriori da anfibio, tra le quali è appoggiata una conchiglia di San Giacomo. La testa antropomorfa è rivolta verso l’alto e ha capelli e barba in forma di alghe. La parte posteriore del corpo, ricoperto di squame incise a bulino, termina con una coda attorcigliata, sopra la quale, tramite un perno, si innesta un contenitore a forma di piccolo otre decorato con motivi a squame e palmette. L’oggetto fa parte di una serie di mostri marini, taluni sormontati da un Nettuno, inizialmente raccolta sotto la paternità del cosiddetto “Maestro del drago” (Planiscig 1924, pp. 15-17), poi ricondotta a Severo da Ravenna grazie al ritrovamento di un esemplare firmato ora alla Frick Collection di New York (Planiscig 1935, pp. 78-81; Mariacher 1993, p. 30, n. 87a). Il mostro marino può inserirsi nella produzione della bottega di Severo e del figlio Niccolò Calzetta, attiva a Ravenna fino alla metà del XVI secolo (Collezioni e collezionisti 2012, pp. 284285, n. 16).

Questa tipologia di mostri marini si prestò alla produzione in serie di oggetti d’uso: la creatura fantastica faceva da struttura sulla quale montare differenti contenitori utili per lo scrittoio e modificabili secondo le necessità del committente. Il mostro marino esposto è del tipo rivolto all’indietro, con un alloggiamento all’altezza dell’attaccatura della coda, nel quale poteva essere innestato, con una vite, un Nettuno (Ciardi Duprè 1966, pp. 5051, n. 21) oppure un recipiente a forma di conchiglia (come nell’esemplare firmato della Frick Collection).

I piccoli contenitori servivano per i diversi materiali utili alla scrittura: la conchiglia poteva fungere da calamaio, versandovi la quantità di inchiostro necessaria e successivamente intingendovi la penna d’oca. L’inchiostro ferrogallico, in uso all’epoca, era spesso preparato in casa, pestando gli ingredienti all’interno di mortai di bronzo (Fanti 1514, ed. 2013, cc. A5v-A6r). Il serbatoio circolare montato sulla coda del mostro poteva invece essere utilizzato come polverino, ovvero riempito di sabbia finissima e, una volta estratto dal suo alloggiamento, rovesciato sulla pagina appena inchiostrata per agevolarne l’asciugatura (un esempio in un dipinto del Franciabigio a Berlino, in Thornton 1997, p. 143, fig. 88).

Giulia Zaccariotto