58.
Virgilio
Vergilius

Venezia, Aldo Manuzio, IV 1501, 8°
Londra, The British Library, C.19.f.7

La nota edizione di Virgilio aprì nel 1501 la serie degli enchiridi, maneggevoli libri in ottavo, facili da portare in giro e da tenere in mano, e composti nel nuovo carattere corsivo ideato da Francesco Griffo, che con le sue «mani da Dedalo» viene ringraziato da Aldo Manuzio in persona nei versi prefatori intitolati In grammatoglyptae laudem. Virgilio, poeta latino per eccellenza, fu una scelta deliberata e simbolica per avviare la serie, così come quella di Aldo di presentare il solo testo, senza commenti né apparati. Un’edizione pensata per un pubblico più ampio di quello accademico, come lo stesso Aldo afferma a chiare lettere: un pubblico costituito da tutti coloro che «optime scire Latinam linguam desiderant». Quello stesso anno seguirono ben presto edizioni, nel medesimo formato, di orazio e del Petrarca, un classico della lingua volgare, segnando così un’ennesima importante novità: l’implicita equiparazione tra classici latini e volgari all’interno di quella che, di fatto, è la prima serie monografica o collana della storia dell’editoria (anche se il termine collana entrò nell’uso solo nel corso del Cinquecento, con Giolito).

L’edizione delle opere di Virgilio si apre con le Egloghe (o Bucolica, per adottare il termine aldino), mediante le quali il poeta romano imitò gli idilli pastorali teocritei. Furono le edizioni “popolari” di questo testo a far sì che il dramma pastorale diventasse uno dei generi letterari clou del XVI secolo e oltre. Il frontespizio di questa splendida copia in pergamena della biblioteca Gonzaga di Mantova – in tutta probabilità l’esemplare inviato a Isabella d’Este Gonzaga nell’estate del 1501 da Lorenzo da Pavia, come menzionato nella lettera alla marchesa datata 26 luglio, quindi a soli tre mesi dalla pubblicazione – risulta finemente miniato con un ricco bordo. Nel 1529 il libro apparteneva al secondo figlio maschio di Isabella, Ercole, allora poco più che ventenne, che firmò la prima pagina in pergamena (vuota) aggiungendo una lamentela: da bambino non gli avevano infatti insegnato ad apprezzare Virgilio. Poi, alla fine del Cinquecento, finì nelle mani di Vincenzo Gonzaga, quarto duca di Mantova, che scrisse un vibrante tributo al poeta latino all’interno del volume, datato ottobre 1594 (Aldo Manuzio 1867, p. 10; Rhodes 1954, pp. 377-380; Aldo Manuzio editore 1975, II, pp. 231-233).

Repertori: edit16, cnce 55823; Renouard 1834, p. 27, n. 3; Scapecchi 2013, p. XXIIII, n. 42.

Stephen Parkin