77.
Euclide
Elementorum libros ... Bartolomeo Zamberto Veneto interprete

Venezia, Giovanni Tacuino, XI 1505, 2°
Venezia, Fondazione Giorgio Cini onlus, FOAN TES 233

Bartolomeo zamberti (1473-post 1539), umanista veneziano allievo di Giorgio Valla, compose nel 1504 la commedia Dolotechne, preannunciando, nella dedica a Girolamo Savorgnan, l’imminente uscita di quello che possiamo considerare il suo capolavoro, l’edizione a stampa degli scritti di Euclide, un duro lavoro che lo aveva fortemente stancato (zamberti 1504, c. n.n. segnata A2r). Tale edizione, oltre agli Elementa, contiene altri scritti di Euclide: Phaenomena, Catoptrica (o Specularia), Optica (o Perspectiva) e Data. zamberti conduce la sua edizione non sul testo latino di Campano (Giovanni Campano di Novara condusse, prima del 1260, la versione degli Elementa in latino: tale edizione viene stampata per la prima volta nel 1482 a Venezia dallo stampatore di Augsburg Erhard Ratdolt [14471528] in un’edizione in folio di 136 carte, dedicata al doge Giovanni Mocenigo), ma sul manoscritto della redazione in greco di Teone di Alessandria (notizie 365-395), e in minima parte di Pappo, altro matematico alessandrino della fine del IV secolo a.C. (Rose 1975, pp. 50-52; Steck 1981, n. III.3.). Stampata nel novembre 1505 a Venezia da Giovanni Tacuino (lo stesso stampatore del De Architectura di Vitruvio del 1511 edito da Giovanni Giocondo), questa fondamentale edizione viene dedicata a Guidubaldo da Montefeltro (cc. 1r-6v), esule a Venezia dal 1502, e rappresenta un momento fondamentale nella cultura matematica veneziana di inizio Cinquecento (Fara in c.d.s.). Una cultura che un maturo Albrecht Dürer, in quegli anni anche lui a Venezia, cercherà di trapiantare in Germania acquistando nel 1507 – verosimilmente nel mese di gennaio poco prima di fare ritorno a Norimberga, come testimonia la nota di possesso sul frontespizio: «A.D. | Dz puch hab Ich | zw Venedich vm | ein Dugatn kawft | Im 1507 jor | albrecht Dürer» (A.D. [in monogramma] questo libro ho acquistato per un ducato a Venezia nell’anno 1507. Albrecht Dürer) – proprio un esemplare del volume curato da zamberti, oggi conservato nella Herzoglichen Bibliothek di Wolfenbüttel (Schauerte 2003, n. 130). Un libro che, fra 1507 e 1510, durante la preparazione del vasto, e mai concluso, Lehrbuch der Malerei, diventerà l’oggetto degli studi e delle conversazioni di Dürer con l’amico Willibald Pirckheimer: come per primo osservò un giovane Panofsky nel 1915, le undici Supposizen e i quaranta Theoremata contenuti nel dureriano codice Additional 5229 della British Library (cc. 77, 211-216r) non sono altro che una traduzione del testo di Euclide sulla prospettiva edito da zamberti (Panofsky 1915, pp. 14-20; Dürer 19561969, II, pp. 372-378).

Giovanni Maria Fara