78.
Luca Pacioli
Divina proportione

Venezia, Paganino Paganini da Brescia, VI 1509, 4°
Cambridge, The Syndics of Cambridge University Library, F150.b.2.7

La celebrata e composita opera di Luca Pacioli sulla teoria e la pratica della “divina proportione” venne pubblicata a Venezia dalla ditta di tipografi ed editori Paganini nel 1509, anche se i testi che la costituiscono erano stati scritti dieci anni prima, a Milano, dove l’autore frequentò la corte degli Sforza ed entrò in contatto con Leonardo. Nel libro si distinguono tre parti principali (anche se a volte, nelle copie sopravvissute, sono ordinate secondo una diversa sequenza): il Compendium de Divina Proportione, un trattato sulla “sezione aurea”; il Trattato dell’architettura, che mostra l’influenza di Vitruvio e Alberti; infine, il Libellus, a sua volta suddiviso in tres partiales, una traduzione in volgare, come noto non accreditata in questa edizione, dell’opera De quinque corporibus regularibus di Piero della Francesca (nativo di Borgo San Sepolcro proprio come Pacioli). Seguono due ampie serie di xilografie di grandi dimensioni, finemente eseguite e fastosamente proposte (se si pensa alla quantità di carta utilizzata) una per pagina: sono le ventitré lettere dell’alfabeto latino disegnate maiuscole – come nelle iscrizioni monumentali ed epigrafiche – accompagnate da spiegazioni geometriche delle proporzioni, oltre a raffigurazioni dei solidi euclidei a partire da disegni di Leonardo. L’opera ha un taglio sia pratico, sia teorico, in quanto riflette gli interessi del Pacioli matematico: come dichiara il frontespizio, il lavoro è destinato «a tutti gli ingegni perspicaci e curiosi... ciascun studio di philosophia prospectiva pictura sculptura architectura musica...». Pacioli non era l’unico studioso del tardo Quattrocento interessato all’analisi geometrica delle lettere o alla produzione di alfabeti geometrici: anche Felice Feliciano e Damiano da Moile diedero il loro contributo. La convergenza di questi interessi così diversi, vale a dire lo studio delle iscrizioni monumentali presenti nei complessi architettonici insieme all’ideazione grafica della scrittura e, nella nuova tecnologia della stampa, dei caratteri, resta un tema complesso. È comunque evidente che occupassero, insieme alla proporzione e all’armonia, uno spazio condiviso all’interno della cultura rinascimentale. Una comunanza illustrata dal seguente episodio: nella sua edizione di Euclide pubblicata lo stesso anno della Divina proportione, il 1509 (sempre per i tipi di Paganini), Pacioli racconta che Manuzio aveva assistito alla conferenza sul matematico greco da lui tenuta a Venezia nell’agosto del 1508, insieme a svariati membri dell’entourage aldino (cat. 79; Morrison 1933, pp. 1-26; Antologia della Divina Proporzione 2010).

Repertori: edit16, cnce 28200.

Stephen Parkin