79.
Euclide
Opera ... Lucas Paciolus ... emendavit

Venezia, Paganino Paganini da Brescia, VI 1509, 2°
Cambridge, The Syndics of Cambridge University Library, F150.b.2.13.

L’edizione degli Elementa di Euclide curata da Luca Pacioli (1445 circa-1517) – e da lui dedicata, nel giugno 1509, a Francesco Soderini, cardinale di Volterra e fratello di Piero – si basa sulla versione di Giovanni Campano da Novara, ed è la terza edizione di Euclide stampata a Venezia in meno di tre decadi: la prima essendo la princeps del 1482 del tipografo Erhard Ratdolt e la seconda quella di Bartolomeo zamberti nel 1505 (cat. 77). Intenzione primaria di Pacioli è quella di difendere la prima versione di Campano; le sue mancanze, fortemente criticate da zamberti, devono essere infatti imputate alla corruzione del testo mandato a stampa da Ratdolt; testo che Pacioli – assistito da un allievo milanese, tale “Scipio Vegius” – corregge ed emenda. A questo proposito bisogna però osservare come, nonostante nel frontespizio Pacioli dichiari di aver corretto ed emendato ben 129 figure, si sia limitato in realtà ad aggiungere valori numerici alle linee e a mettere in corrispondenza le illustrazioni con le relative proposizioni, ricalcando quindi fedelmente quanto divulgato nell’editio princeps (Folkerts 1998, pp. 226-231; Ciocci 2009, pp. 193-194).

Il libro più interessante per comprendere il pensiero originale di Pacioli è probabilmente il quinto, quello dedicato alle proporzioni: è appena il caso di notare che nello stesso anno, presso il medesimo fidato stampatore Paganino Paganini, viene pubblicato anche il composito trattato della Divina proportione (cat. 78). Al principio di questo libro quinto degli Elementa di Euclide, dunque, compare il testo della prolusione di un ciclo di lezioni per la Scuola di Rialto, tenuta dallo stesso Pacioli l’11 agosto 1508 in San Bartolomeo presso il ponte di Rialto, la chiesa della Nazione Tedesca in cui era stata da poco collocata, sull’altare della cappella di sinistra nel coro, la grande pala della Festa del Rosario di Albrecht Dürer. Pacioli, più che da matematico, parla da filosofo e teologo, quale egli era (Nardi 1963; Black 2013). Un folto uditorio, forse più di cinquecento persone, è presente: Pacioli ce ne fornisce uno scelto elenco in cui compaiono illustri patrizi veneziani, e poi importanti retori, filosofi, teologi, giuristi, medici, poeti, cosmografi, cartografi, intarsiatori, architetti che si trovavano allora a Venezia. Fra i poeti “Flaminius Calenus” e Palladio Soranzo, spicca il nome di “Aldus Manutius Romanus”.

Giovanni Maria Fara