83.
Pietro Bembo
De Aetna

Venezia, Aldo Manuzio, 1496, 4°
Cambridge, The Syndics of Cambridge University Library, Inc.4.B.3.134[4580]

Il De Aetna, un dialogo fittizio di stampo platonico nel quale Pietro Bembo narra al padre Bernardo l’ascesa al vulcano siciliano, fu il primo testo latino del celebre umanista veneziano ad essere pubblicato a stampa. L’edizione, pubblicata da Aldo Manuzio nel febbraio 1496 (1495 more veneto), probabilmente su commissione di Bembo stesso, è inoltre famosa per essere il primo testo latino pubblicato da Aldo, il primo libro stampato in cui compaiono segni di interpunzione, e la prima stampa in cui compare il cosiddetto carattere “Bembo”, il quarto e bellissimo carattere romano disegnato e inciso per Manuzio dal celebre punzonista bolognese Francesco Griffo (m. 1518). Essa è pure rinomata per la raffinata semplicità della veste grafica, priva di qualsiasi decorazione se non per la titolazione in lettere capitali e il colophon (pure in capitali) a cono rovesciato. Se le maiuscole prendono a modello le capitali epigrafiche della classicità, nei caratteri minuscoli, dalle grazie sottili ed eleganti, si è spesso voluto cercare traccia della grafia di un particolare copista. In realtà, non è possibile riconoscervi il segno grafico di alcun noto copista del tempo, tanto che Mardersteig ipotizzò che lo stesso Griffo fosse un abile calligrafo, anche per la destrezza nell’incidere un numero inusuale di varianti alle singole lettere (Mardersteig 1988). Senz’altro lo stratagemma contribuì ad evitare l’accusa di monotonia della pagina stampata da parte di un committente quale poteva essere Bembo, abituato alla pagina manoscritta di un Sanvito. Congetture a parte, il carattere romano del De Aetna servì, per certo, da modello a molte edizioni parigine degli anni trenta del Cinquecento e venne preso a modello tra il 1928 e il 1930 dal designer e tipografo britannico Stanley Morison per ricreare e riprodurre il carattere “Bembo” (Mardersteig 1988; olocco 2012, p. 33).

Nell’esemplare di Cambridge gli ampi margini bianchi lasciati da Aldo non furono pesantemente rifilati e, benché lavati durante il passaggio del libro sul mercato antiquario, hanno rivelato la presenza di importanti correzioni e aggiunte apportate da Pietro Bembo stesso nella sua piccola lettera notularis, riscontrabile pure nei margini del manoscritto di orazio già in possesso del padre (cat. 36). L’identificazione è avvalorata da altre, e diverse, correzioni e aggiunte autografe scoperte da Adolfo Tura in un secondo esemplare dell’edizione (Modena, Biblioteca Estense Universitaria, α. z. 2. 15; E. Curti, in Pietro Bembo 2013, pp. 108-109, n. 1.12). L’autografia è ulteriormente confermata dalla presenza di ciascuna di queste modifiche, insieme ad altre già rilevate da Bühler, nella seconda edizione del dialogo, rivista e pubblicata da Bembo nel 1530 (Bühler 1951; Nuvoloni 2011).

Repertori: istc, ib00304000.

Laura Nuvoloni