85.
Aldo Manuzio
Contratto relativo al prestito di originali per la stampa delle Epistole di santa Caterina

Venezia, 17 aprile 1499
Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, It.XI.207(=4071); ora unito al codice lat.XIV.311(=4071) parte V, cart., f. 1

Il documento, di pugno di Aldo, contribuisce a ricostruire l’iniziativa editoriale che portò alla stampa delle Epistole devotissime (cat. 86). Manuzio chiede a prestito a tale Antonio Condulmer, forse identificabile con un nobile citato nei Diari di Marin Sanudo (P. Scapecchi, in Aldo Manuzio tipografo 1994, p. 73, n. 37), tre codici pergamenacei, un manoscritto cartaceo e un libro a stampa posseduti da un monastero, il cui nome è omesso, contenenti le lettere e altri scritti di santa Caterina. In caso di danni, è previsto un risarcimento di 20 ducati per ogni codice membranaceo, 14 lire per quello cartaceo. Aldo si impegna inoltre a donare dieci copie delle Epistole al cenobio. Il contratto appare quindi un’interessante testimonianza delle strategie di tutela dai guasti spesso causati dal passaggio dei manoscritti in stamperia (Marcon 1994, p. 110). Ugualmente interessante è che Aldo agisce per conto di Margherita Ugelheimer («li quali volumi ho recepito per stampare per Madona Margarita oglemer»; «le quali tute promissioni [...] facio per nome de la dicta M. Margarita»), che controfirma il contratto. Margherita era la vedova di Peter, il noto mercante possessore di alcuni mirabili incunaboli miniati editi da Jenson, di cui egli fu socio ed esecutore testamentario. La pubblicazione delle Epistole si configura pertanto come un’impresa societaria, in cui l’ultima esponente di uno dei maggiori gruppi editoriali del Quattrocento divideva i rischi finanziari con l’officina emergente di Manuzio (Lowry 2000, p. 167). L’edizione aldina costituisce l’editio princeps dell’epistolario della santa, in virtù del lodevole lavoro del curatore, il domenicano Bartolomeo da Alzano di Bergamo, che in vent’anni di ricerche ampliò di molto il materiale allora a disposizione (D. Giunta, in Il potere e la grazia 2009, p. 250, n. 10.2), come emerge dal contratto anche grazie ai rischi che Aldo si assunse per procurare al frate i testi di cui necessitava (Lowry 2000, p. 167). A riconoscimento delle fatiche del curatore, il 23 luglio 1500 la Serenissima concesse alle Epistole un privilegio decennale (Saffrey 1982, p. 300).

Chiara Ponchia