86.
Santa Caterina da Siena
Epistole devotissime

Venezia, Aldo Manuzio, IX 1500, 2° su disegno di Benedetto Bordon?
Windsor, The Provost and Fellows of Eton College, Co.2.05

Le Epistole devotissime, edite nel 1500 con dedica al cardinale Francesco Piccolomini, documentano la vivacità e l’innovatività delle ricerche condotte in quegli anni nella tipografia aldina: esse non solo costituiscono una delle prime edizioni in volgare di Manuzio, ma nella xilografia con santa Caterina a c. 10v compare per la prima volta il carattere corsivo. La senese è effigiata in posizione frontale con le braccia aperte, a reggere gli attributi che qualificano la sua santità: nella mano destra, un libro aperto dove leggiamo, in corsivo, «iesu / dol/ce / iesu / amo/re», assieme a un giglio, il crocefisso e una palma; nella sinistra, un cuore raggiato con dentro la parola «iesus», anch’essa in corsivo, e un filatterio con scritto «cor mundum crea in me deus» (Dio, crea in me un cuore puro) in capitali romane. Due angeli reggono tre corone sopra al capo della santa, e un cartiglio sopra al cuore recita «Dulce signum charitatis / Dum amator castitatis, / Cor mutat in Virgine.» (Dolce segno di carità / allo stesso tempo amante della castità, / cambia il cuore nella Vergine) in caratteri romani. Sul margine superiore della cornice che riquadra la composizione, corre la scritta «Transiit ad sponsum tribus exornata coronis» (Andò verso lo sposo ornata di tre corone) in capitali romane. L’iconografia, riconducibile alla promozione del culto cateriniano a Venezia portata avanti tra il 1394 e il 1434 da Tommaso da Siena detto il Caffarini, si connota per la densità dei significati che sa convogliare tramite una mirata selezione dei segni attributivi: le corone simboleggiano le qualità accidentali della santità – martirio, verginità, dottrina –, il giglio purezza virginale, il crocifisso conformità al Cristo, il libro dottrina e magistero spirituale, la palma è infine un’ulteriore allusione al martirio, anche se incruento (Giunta 1988, pp. 7682, 95-97). Va evidenziato che nelle raffigurazioni miniate o a stampa di santa Caterina il libro perlopiù è chiuso: la scelta di mostrarlo aperto si spiega verosimilmente con l’intento di ritagliare nella composizione uno spazio per il nuovo carattere corsivo. La xilografia è condotta con linea elegante e pulita, la linea dello “stile classico”, cui rimanda anche la posa, con i piedi aperti e il peso su un solo arto, la gamba libera flessa sotto l’abito; purtuttavia, nei risvolti scuri del manto che cinge la santa donna già si colgono i primi segni della transizione al nuovo “stile ombreggiato”.

Repertori: istc ic00281000; Renouard 1834, pp. 2324, n. 2; Scapecchi 2013, p. XXII, n. 38.

Chiara Ponchia