89.
Cicerone
Rethorica ad Herennium

Venezia, Aldo Manuzio, III 1514, 4°
Verona, Biblioteca Civica, Ald. 395

La raccolta di scritti sull’arte oratoria di Cicerone esce per i tipi di Aldo nel 1514, edita con grande «diligenza, acutezza e dottrina» da Andrea Navagero (G. orlandi, in Aldo Manuzio editore 1975, II, p. 294). L’edizione è stampata in quarto, ma le sue proporzioni continuano a rispettare le regole delle «divine proporzioni» della «sezione aurea» (catt. 78, 87). Il carattere è ancora il corsivo inciso per Aldo da Francesco Griffo da Bologna, il primo carattere corsivo nella storia della stampa a caratteri mobili. Utilizzato per la prima volta per il nome e gli epiteti di «Iesu» nella xilografia di santa Caterina nelle Epistole devotissime del 1500 (cat. 86), esso fu impiegato da Aldo per tutte le sue edizioni in ottavo a partire dal Virgilio dell’aprile del 1501 (cat. 58). Per il disegno del carattere, Griffo si ispirò liberamente alla corsiva all’antica, utilizzata da copisti del tardo Quattrocento, e alla cancelleresca, impiegata nelle cancellerie degli Stati italiani, che egli reinterpretò e adattò alle esigenze del processo di stampa, pur mantenendo un certo numero di legature e creando varianti sicché le lettere «bellissime [...] pareno scritte a mano» (Supplica al Senato, 17 ottobre 1502: Venezia, Archivio di Stato, Senato di Terra, Deliberazioni, Rgistro 14, f. 112r; si veda Castellani 1889, pp. 76-77). Sia Manuzio che Griffo erano pienamente coscienti della natura rivoluzionaria della loro invenzione e, nel marzo 1501, Aldo, avendo «facto intagliare una lettera Corsiva, et Cancelleresca de summa bellezza, non mai più facta», si affrettò a chiedere al Senato veneto un brevetto ante litteram, in modo che «niuno possa restampar de niuna sorta lettere in forma minor de quarto de foglio comun» (Privilegio decennale concesso ad Aldo dal Senato, 23 marzo 1501: Venezia, Archivio di Stato, Registro 15, f. 33v). Il privilegio decennale, datato 23 marzo, non riuscì, tuttavia, a impedire la riproduzione del carattere e delle edizioni al di fuori del territorio veneziano (cat. 10), né la defezione di Griffo a favore di Soncino, malgrado Manuzio ne avesse cantato le lodi nel Virgilio del 1501 (Mardersteig 1964, pp. 139-143 e passim; Balsamo, Tinto 1967, pp. 29-31, 33-34).

Il carattere si addattava perfettamente alla nuova serie snella e tascabile di classici latini, greci e volgari; inoltre, essendo più stretto del carattere tondo, esso permise di economizzare sui costi onerosi della carta. La serie incontrò l’immediato favore della sofisticata clientela di Aldo, come dimostrano gli esemplari impreziositi da decorazione miniata. Inoltre la veste grafica delle edizioni, raffinatissima nell’equilibrio degli spazi e nell’uso accorto delle piccole maiuscole epigrafiche per i titoli, creò pagine di grande bellezza anche quando lasciate prive o quasi di decorazione, assicurando il piacere della lettura pure a clienti meno abbienti (catt. 70, 92). Gli stessi caratteri e accorgimenti grafici ricorrono anche nel Cicerone del 1514, ma il libro, contenente testi in prosa, sembra essere un oggetto diverso. Ancora una volta Aldo riuscì a creare un libro del tutto nuovo: l’innovativa veste grafica dei suoi libri in prosa influenzerà d’ora in poi l’aspetto del libro del XVI secolo.

Repertori: edit16, cnce 12196; Renouard 1834, pp. 65-66, n. 1; Scapecchi 2013, p. XXIX, n. 121.

Laura Nuvoloni