90.
Giovenale e Persio
Saturae

Venezia, Aldo Manuzio, 1501 [1515 circa], 8°
Cambridge, The Syndics of Cambridge University Library, Rel.d.51.17

Questa bella legatura in marocchino con decorazione in oro, simile a quelle dei libretti dipinti nei ritratti dei lettori di Aldo Manuzio, testimonia l’immediato successo degli enchiridi aldini negli ambienti culturalmente più sofisticati dell’alta società italiana. Soltanto i più abbienti tra i lettori di Aldo potevano infatti aggiungere il costo di una legatura impreziosita dall’uso dell’oro in foglia alla già considerevole spesa di acquisto dell’edizione. Malgrado l’assenza di decorazione del testo e alcuna altra indicazione della provenienza originale del libro, la scelta di una edizione delle Satire di Giovenale e Persio priva di commento e in formato tascabile suggerisce l’acquisizione per diletto da parte di una persona di alto ceto. Nel primo Rinascimento, il latino era ancora la lingua ufficiale della chiesa cattolica, degli studi e delle relazioni politiche internazionali. I poeti latini classici, Giovenale e Persio inclusi, erano quindi compresi nel curriculum di studi, cosicché ogni gentiluomo o gentildonna di cultura era in grado di leggere i classici latini e comporre versi sia in latino che in volgare per piacere (Jensen 1996). Uno studente o un insegnante avrebbe piuttosto acquistato una delle tante edizioni di largo formato corredate di commento disponibili sul mercato (ben trentaquattro incunabuli e sei cinquecentine italiane includono commenti a Giovenale entro il 1515; istc e edit16).

La legatura del volume, con decorazione a ferri impressi a secco e in oro, assi in cartoncino, taglio delle carte dorato e goffrato, e lacci in seta, forse non veneziana ma romana o napoletana, è databile al secondo decennio del Cinquecento. Malgrado il secondo colophon presenti la data di agosto 1501 come nella prima edizione aldina di Giovenale (cat. 41), la marca tipografica dell’ancora nella versione usata solo tra il 1512 e il 1515 sul frontespizio, la foliazione delle carte, le segnature di fascicolo con numeri arabi (utilizzati solo nel biennio 1515-1516), e le lettere capitali e l’aggiunta del nome di Torresano nei due colofoni identificano il libro come un esemplare della ristampa pubblicata assieme ad Andrea Torresano da Aldo o forse dai suoi eredi intorno al 1515. La legatura è quindi quasi certamente di poco posteriore al libro.

Repertori: edit16, cnce 37426 (datata dopo il 1508); Renouard 1834, p. 29, n. 6 (datata dopo il 1508); Fletcher 1988a (datata 1515 circa); Scapecchi 2013, p. XXIII, n. 46 (datata 1515 ?).

Laura Nuvoloni