93.
Tiziano Vecellio
Ritratto di gentiluomo (Iacopo Sannazaro?)

1514-1518 circa
tela; 85,7 × 72,7 cm
Londra, Royal Collection Trust / hm Queen Elisabeth II, 407190

Il dipinto fu acquistato dal governo olandese presso il mercante di Amsterdam Jan Reynst per farne dono a Carlo I d’Inghilterra. Attribuito negli inventari reali a Tiziano o a Giorgione, fu ascritto al Vecellio da Gronau (1904, pp. 43, 279; cfr. Wethey 1971, p. 138). Il gentiluomo, che tiene nella mano destra un piccolo libro, fu identificato nell’ottocento con il duca Alessandro de’ Medici, facendo seguito a proposte ancora più implausibili a favore di Boccaccio o Pietro Aretino. Nel 1895 si propose l’identificazione con Iacopo Sannazaro, grazie al rinvenimento di una copia antica (Liverpool, Walker Art Gallery) con l’iscrizione «Sincerus Sannazarius», pseudonimo del poeta nei circoli umanistici. L’ipotesi sembrerebbe smentita dal fatto che Sannazaro, nato nel 1458, doveva essere un uomo assai più anziano di quello raffigurato nella tela inglese, generalmente datata al secondo lustro degli anni dieci del Cinquecento (Whitaker 2007, p. 98; Barreto 2012, pp. 19-23; Agosti 2013, pp. 193-205). Più di recente è stata avanzata l’ipotesi che il dipinto possa essere un’immagine idealizzata del poeta napoletano (Shearman 1983, pp. 251-253, n. 270; Pedrocco 2000, p. 124). Il ritratto tizianesco sembra una sorta di versione ringiovanita di un’altra effigie di Sannazaro, un ritratto oggi conservato a New orleans e attribuito al pittore veneziano Giovanni Paolo Degli Agostini (Shapley 1968, p. 51). Quest’ultimo potrebbe derivare da quel ritratto «dal natural insino al cinto» che Marcantonio Michiel ricorda di aver ammirato nella casa napoletana del poeta in una famosa lettera indirizzata nel 1524 all’umanista Pietro Summonte (Nicolini 1925, pp. 50-52, 163-164, 249-250), forse lo stesso ritratto di cui Pietro Bembo conservava in casa a Padova una replica di mano di Sebastiano del Piombo (Gasparotto 2013b, p. 57). Tiziano sembra cogliere l’istante della sospensione della lettura da parte del giovane gentiluomo, splendido esempio di quella nuova figura di lettore “silenzioso” diffusa dalle celebri edizioni di testi poetici latini e volgari in ottavo di Aldo Manuzio e di cui il Giovane con il libro verde attribuito a Giorgione (San Francisco, Fine Arts Museums) costituisce il precedente più immediato (A. Ballarin, in Piero Bembo 2013, pp. 147-150, n. 2.8).

Sergio Momesso