94.
Jacopo Negretti detto Palma il Vecchio
Ritratto di donna

1520 circa
tela; 47×37cm
Lione, Musée des Beaux-Arts, inv. N. A-195

Nonostante il disomogeneo stato di conservazione – alcune ridipinture erano infatti ravvisabili sulla zona destra in corrispondenza dell’occhio, della veste, della guancia e del petto (Berenson 1957, p. 124; Rylands 1988, p. 198) – la «Bella» figura di donna ritratta da Palma conserva intatta la propria fresca vitalità giorgionesca. Palma deduce dall’insegnamento di Giorgione e poi di Tiziano la raffigurazione a mezzo busto e indugia su un naturalismo epidermico, attento alla resa della lucentezza delle carni e alla consistenza dei diversi tipi di tessuto della veste. La giovane bionda – «molle, evanescente, con una nota di languor sensuale, presecentesco» (Venturi 1928, pp. 432-433) – indossa un abito verde con ricco collo di pelliccia, chiuso sul davanti da un nastro grigio, con le maniche aperte su uno sbuffo a pieghe angolose, mentre sul petto intriso di luce si increspa una camiciola bianca che lascia in vista una generosa porzione del petto. Ella stringe nelle mani un libro chiuso da un nastro, forse un pegno d’amore, noncurante della propria avvenenza.

Il dipinto si iscrive entro una ricca produzione di ritratti femminili a mezza figura, molto apprezzati dai collezionisti contemporanei. Nella resa di una realtà dinamica e sensoriale, Palma trae ad evidenza spunto da quella fase della produzione di Tiziano dopo il 1515 che Roberto Longhi felicemente definì come «classicismo cromatico» (Ballarin 1965; Mariacher 1968, p. 53): dilatando sul primo piano le masse di colore, l’artista dà vita a una creatura dalla morbida e sognante sensualità (Savy 2013). Intriso di delicata melanconia, il ritratto di Lione conferma la ricerca sulla bellezza ideale rivaleggiando, in pittura, con la formulazione poetica, in primis petrarchesca, del bello ideale (Attardi 2015). La seducente bellezza della donna risalta ancor più a contrasto con il colore cupo e uniforme dello sfondo, conquistando definitivamente uno spazio altrimenti angusto.

Sergio Momesso