95.
Francesco Mazzola detto Parmigianino
Ritratto d’uomo con un petrarchino

1526
tavola; 66 × 51,5 cm
Montecarlo, collezione privata

Venduto all’asta come dipinto di «scuola emiliana» (Sotheby’s, Firenze, 18 maggio 1987, lotto 688), il ritratto fu più tardi convincentemente legato al nome di Parmigianino da Giuseppe Cirillo (1999) e in seguito da più approfonditi studi condotti da Sylvie Béguin (2001). Interessante riprova all’attribuzione perviene dalla notizia di un più antico parere favorevole espresso da Philip Pouncey in una lettera inedita del 1986 (Béguin 2001). Va piuttosto archiviata l’identificazione proposta (Béguin 2001; Chiusa 2001, p. 95) con il «Ritratto di un prete con la beretta in capo, officio alle mani, et anello alla destra, del Parmegianino», elencato in un inventario tardoseicentesco del palazzo del Giardino a Parma. Più puntuali ricerche (Gasparotto 2002, pp. 379-386; Denunzio 2002, p. 264) hanno infatti ricondotto la voce inventariale al dipinto raffigurante Ritratto di uomo con libro della City Art Gallery di York.

Sul retro del Ritratto d’uomo con un petrarchino si legge l’iscrizione: «1526 a dj p[rim]o. de mazo/ era de an[n]i 28» (Chiusa 2001, p. 188), coerente con la probabile datazione, benché difficilmente riconducibile alla mano dell’artista. Considerandone l’attendibilità, Ekserdjian (2005, p. 134) avallava la paternità di Parmigianino, sebbene lo studioso avesse notato uno scadere della qualità pittorica nella zona delle mani, le cui dita affusolate presentano tuttavia caratteri del linguaggio parmigianinesco. Insolito inoltre il netto riporto della zona d’ombra, proiettata dalla figura sull’uniforme fondo verde della composizione, che contribuisce a creare un senso di soffocamento dello spazio. Il libro, corredato da una preziosa coperta di pelle, è a tutta evidenza un petrarchino. Esso reca infatti sul piatto posteriore della coperta le lettere dipinte «FRANC/P», che identificano senza dubbio l’autore del testo, ben noto e particolarmente apprezzato da Parmigianino (Vaccaro 2002, pp. 2131). A sollecitare lo sguardo è l’intrecciarsi delle dita dell’effigiato al centro della composizione, in corrispondenza del libro appena concluso e forse motivo di pensieri malinconici (Macola 2007, pp. 140-141). L’eleganza della posa e l’indugiare del pittore sulla preziosità della corniola all’indice destro ritraggono la figura di un colto lettore, d’un raffinato gentiluomo incline alla moda bibliofila del tempo, piuttosto che di un ecclesiastico (Chiusa 2001, p. 95).

Sergio Momesso