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Le pagine dei classici come Virgilio e Teocrito furono il nutrimento a cui gli artisti reagirono generando un nuovo sguardo sulla natura, che è una peculiarità della pittura veneziana, una vera e propria scoperta del paesaggio: vaste, silenti, idilliche campagne diventano lo sfondo di dipinti sacri e profani, con esiti altissimi rappresentati in mostra da capolavori di Giorgione, Lotto, Tiziano.

È la campagna bucolica dell’Arcadia, ma insieme il mondo concreto delle Georgiche, che porta in sé una vocazione di trasformazione, nella città più artificiale del mondo costruita sull'acqua e nei territori che vedranno una terra aspra divenire la fertile campagna delle ville venete.

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