10.
Ovidio
Heroides, Amores, Ars amatoria, Remedia amoris [et alia]

Venezia, Aldo Manuzio, 1515 [ma Firenze, Eredi di Filippo Giunta, 1519 circa], 8°
New York, collezione Scott Clemons

Aldo Manuzio ha lasciato il proprio segno distintivo su molti dei progressi compiuti dall’arte editoriale e tipografica a cavallo tra Quattro e Cinquecento. In particolare, il suo nome è indissolubilmente legato a due innovazioni applicate al genere della letteratura classica greco-latina e in parte volgare: il formato ottavo e il carattere a stampa corsivo. Se la dirompente novità di due elementi combinati incontrò grande favore di pubblico, essa non passò inosservata ai concorrenti di Aldo e quasi immediatamente spuntarono sul mercato edizioni pirata che riproducevano più o meno fedelmente gli ottavi manuziani. A dispetto dei privilegi territoriali del Senato veneto e del papa ottenuti da Aldo per difendere i propri prodotti, non mancarono contraffazioni lungo la penisola e persino nella stessa città lagunare. Fu tuttavia Lione, a quel tempo capitale del mercato francese, a diventare il centro di diffusione di una serie di “falsi” di altissima qualità, ulteriormente perfezionati nel momento in cui Aldo, nel marzo 1503, diffuse un monito ai lettori informando loro, ma involontariamente anche i librari lionesi, delle piccole differenze tra originale e contraffatto, edizione per edizione. Altro espediente per parare i colpi della concorrenza pirata fu l’adozione del celebre marchio del delfino avvolto intorno a un’ancora. Neppure questo simbolo fu immune da riproduzioni non autorizzate, come si può vedere in questa goffa, eppure rarissima contraffazione italiana del primo volume dell’ovidio aldino del 1515, attribuita a uno dei principali rivali di Aldo e suoi eredi, la dinastia dei Giunta fiorentini. L’esito dell’operazione lascia alquanto a desiderare, a cominciare dalla marca xilografica, copiata a partire dal modello stampato e dunque incisa sul legno al contrario di come avrebbe dovuto apparire. Ciò nonostante, un tardo possessore italiano delle copia pare essere caduto nel tranello, a giudicare dalle iniziali «A. M. R.» vergate intorno all’ancora e delfino, stanti quasi certamente per «Aldus Manutius Romanus». La nota in testa al frontespizio («tre tomo») sembra inoltre suggerire che l’esemplare si accompagnasse alle copie degli altri due volumi dell’edizione originale aldina, che non risulta fossero state piratate.

Repertori: edit16, cnce 55888 (nessuna copia segnalata); Renouard 1834, p. 72, n. 4, p. 319, n. 10; p. XLIV, n. 18.

Paolo Sachet