55.
Vittore Gambello, detto Camelio
Medaglia ritratto di Domenico Grimani

1513-1516
bronzo, fusione, foro di sospensione occluso; Ø 54 mm
Iscrizioni: DOMINICVS (triangolo) CARDINALIS (triangolo) GRIMANVS (triangolo) (al diritto); THEOLOGIA PHILoSoPHIA (triangolo); · V[ictor] · C[amelius] · F[ecit] (al rovescio)
Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Museo Correr, inv. Cl XXXIX, n. 112

La medaglia fu probabilmente fusa durante gli anni in cui Camelio lavorò come zecchiere pontificio a Roma, a seguito del suo trasferimento da Venezia per cercare fortuna alla corte di Leone X. La paternità della medaglia è accertata dalle iniziali incise sulla linea dell’esergo, ma anche da caratteristiche stilistiche e iconografiche peculiari dello scultore: come i caratteri alfabetici, equilibrati e graziati, o il ritratto del cardinale, realistico e inserito nel campo della medaglia con proporzioni di pieni e vuoti tipiche delle medaglie di Camelio (Hill 1930, pp. 115-118). Il rovescio dell’oggetto nel quale la Teologia, in piedi sotto un albero di palma, tiene la mano alla Filosofia, china su un libro, e le indica la luce divina, spiega la formazione culturale dil Grimani: conseguito il dottorato in filosofia presso lo studio patavino (Paschini 1943, pp. 5-9), iniziò una rapida carriera ecclesiastica raggiungendo nel 1493 il cardinalato e nel 1498 il patriarcato di Aquileia (Furlan 2014, pp. 31-39). Nella medaglia la Filosofia è rappresentata come una figura femminile velata che tiene la testa china su un libro. Solo grazie alla Teologia, che le prende la mano e le indica la luce divina, può rinascere come il nuovo pollone dal vecchio tronco d’albero su cui siede. L’orchestrazione spaziale delle figure al rovescio della medaglia echeggia quella del sesterzio romano di Vespasiano coniato per la sottomissione della Giudea nel 70 d.C. (con palma, figura stante e figura velata seduta), a sottolineare l’attitudine antiquaria di Camelio (zaccariotto 2014, pp. 63-80) e la passione collezionistica di Grimani per monete e cammei antichi (Perry 1993, pp. 268-273).

Le collezioni di Grimani trovarono presto sede a Roma, dove il cardinale disponeva di una villa sul Quirinale, i cui terreni restituirono gran parte delle antichità classiche ancora oggi conservate (Samperi, zampa 2014, pp. 367-370 e, per la collezione, Perry 1978, pp. 215-244), e della residenza urbana di San Marco, precedentemente dimora Barbo. In questo palazzo è testimoniata da Sanudo, nel maggio 1505, la visita di otto ambasciatori veneziani, tra cui Bernardo Bembo (Furlan 2014, pp. 33, 51 nota 20). Al 1509 risalirebbe invece l’incontro fra il cardinale ed Erasmo da Rotterdam, che elogiò la straordinaria biblioteca di Grimani, formata anche dai volumi di Pico della Mirandola acquistati nel febbraio del 1498 (La storia del palazzo di Venezia 2011, p. 60).

Giulia Zaccariotto